Keita, 14°45'18''N 5°46'30''E









Ci sono due persone in ogni foto: il fotografo e l’osservatore.

Ansel Adams

Questo è un racconto sulla condizione umana e sui suoi aspetti socio economici. La valle di Keita, in Niger, è un posto chiave dove durante 25 anni i suoi abitanti, insieme alla comunità internazionale ed in particolare alla Cooperazione Italiana, hanno combattuto e vinto la desertificazione.

Lavorando attraverso frammenti di realtà, il progetto vuole dare dignità all’esistenza umana, restituire valore e sacralità al lavoro dell’uomo, fissando, catturando e vivendo facce e luoghi. Si tratta di ritratti di uomini e donne che con la loro opera quotidiana hanno arrestato il processo di desertificazione, altrimenti invincibile.

Il ritratto penetra, aldilà degli abiti, dei lineamenti e delle espressioni del viso come del corpo. Un contenuto profondo dell’anima, nascosto a chi non sa intuire. Il fotografo, quindi, si impadronisce di quello che è più tipico e insieme universalmente valido e comprensibile della persona esplorata, fissando e restituendo, con i modi e i mezzi dell’arte, l’impressione subita, rendendo eloquente e visibile l’anima del rappresentato a chi guardi il ritratto.

“C’è qualcosa di fatale nel ritratto. Ha una vita a sé.”

Oscar Wilde

I ritratti che nascono dal viaggio a Keita, però, sono qualcosa di più. Due persone si trovano una davanti all’altra, senza artificio e senza trucco. I ruoli si confondono. Chi è davanti all’obiettivo è inconsapevole dell’azione che si sta compiendo e non cerca di apparire o di mostrare un particolare lato di sé, di farsi ritrarre così come gli piacerebbe essere visto. Semplicemente è e rimane sé stesso. Una persona in tutta la sua dignità il cui occhio scruta e interroga il fotografo con la stessa forza e intensità con cui viene guardato.

Non è un reportage, non sono ritratti posati. È uno scambio di anime che si rubano e si restituiscono a vicenda e il risultato sono immagini essenziali, asciutte e con una particolare forza intrinseca.

La tecnica compositiva utilizzata è ispirata direttamente ai criteri estetici dei grandi pittori italiani del rinascimento, quindi essenziale, asciutta e insieme tesa realisticamente all’osservazione obbiettiva/soggettiva della persona, e alla successiva rappresentazione non idealizzata. I personaggi sono ripresi nel loro contesto, senza artifici, con gli abiti soliti e gli attrezzi del lavoro, e i loro ritratti trasmettono umanità, dignità ed eleganza.

Tra giugno e novembre 2007, in diverse missioni a Keita nel quadro del progetto PAFAGE realizzato dall’Istituto di Biometeorologia del CNR e dall’Accademia dei Georgofili su finanziamento della Cooperazione Italiana, Enrico Blasi, Sam Cole e César Meneghetti raccontando la fatica incessante degli abitanti di Keita, partecipando alla loro quotidianità, raccogliendo le loro testimonianze, ma anche scambiando con loro pensieri, emozioni, riflessioni sull’amore, la vita, la morte, hanno dato vita al “K-lab”, un progetto artistico multidisciplinare e interattivo, un osservatorio, contenitore di idee, culture, suggestioni generate da quell’incontro. L’intento è quello di suggerire la lettura di un territorio che è sì la durezza morfologica dell’aspro paesaggio desertico, ma anche la forza e l’operosità di chi lo vive. Ritratti, dettagli, testimonianze, panorami svelano il senso profondo della rappresentazione dei luoghi. I confini di realtà e l’interfaccia tecnologica, il documento, la narrativa, il lavoro sociologico nato sul campo convergono, lanciando un approccio multiplo su un unico oggetto di osservazione, dove il vero e l’immaginazione finiscono con l’instaurare uno straniante rapporto di complicità con lo spettatore. 

La mostra al MLAC (Università La Sapienza – Roma) è stata la prima e importante verifica di un lavoro che si è sviluppato e trasformato diventando itinerante in altre sedi. L’evento è stato parte del ciclo espositivo IPERCONTEMPORANEA del MLAC diretto da Simonetta Lux e curato da Domenico Scudero, con il contributo della Regione Lazio “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea”. La mostra è stata sponsorizzata da Epson. Partner tecnologico: BenQ.

La mostra fotografica NAKED_UP è realizzata da ENRICO BLASI, nato a Roma. Fotografo pubblicitario ha firmato campagne per le migliori marche italiane. Da oltre 20 anni impegnato nel sociale collabora attivamente con istituzioni internazionali.

La video installazione K_SCAPES è realizzata da SAM COLE, nato in Inghilterra, ha vissuto più di 20 anni in Italia. Videoreporter e film-maker ha collaborato con diverse agenzie di stampa e ONGs in tutto il mondo.

La VIDEO CABINA è realizzata da CÉSAR MENEGHETTI artista e film-maker nato a San Paolo, Brasile. Il suo lavoro ruota attorno alla riflessione sociale attraverso un’estetica sperimentale e l’interazione dei media tra emisferi Nord e Sud. Utilizza il mezzo cinematografico, cosi come il video, la fotografia, la pittura e l’installazione. 

I SOUND SKAPES sono a cura di MATTHEW MOUNTFORD, Sound designer e producer nato e cresciuto in Inghilterra, giovanissimo si trasferisce in Italia. Nel ‘93 fonda il Surya.lab. Ha collaborato con Pressure Drop, Cybophonia, Agricantus, Charlie Anderson, Muslimgauze, The Orb, Loop Guru e molti altri.

backstage

Già negli anni ‘70 la valle di Keita in Niger era in piena crisi. Desertificazione, deforestazione, crollo della produzione agricola, incremento demografico, esodo rurale avevano investito non solo la valle, ma tutto il Sahel. La disastrosa siccità del 1984 causò infine una catastrofe devastante per la vasta zona e i suoi 100.000 abitanti. A partire dal 1983, la Cooperazione Italiana aveva avviato, in accordo con il Governo della Repubblica del Niger, il Programma di Sviluppo Rurale di Keita, con l’obiettivo di recuperare la valle. Ma il miracolo della rinascita di Keita si deve soprattutto dalla straordinaria mobilitazione degli abitanti.

“Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino.”

Robert Capa