UN FANTASTICO FERRAGOSTO IN SABINA

Dopo meno di un mese Ettore avrebbe compiuto il suo primo anno, era esattamente il 15 agosto 2008 Si, proprio Ferragosto, Feriae Augusti al tempo dei romani, l’Assunzione di Maria per i cristiani. La quasi assunzione per me, forse all’inferno, ma in questo caso si sarebbe dovuta dire deposizione, agli inferi, presumibilmente. In giardino Kiki stava già preparando la griglia per cuocere chili e chili di carni, braciole, salsicce, arrosticini e i suoi figli, Rocco e Franca già si leccavano i baffi…Kiki era venuto ad Ozu per passare qualche giorno di vacanza in Sabina, i bagni al lago del Turano, le sagre, l’altipiano del Rascino. Già, il Rascino, un luogo  meraviglioso, un altopiano selvaggio cristallizzato in un era arcaica, senza strade, luce, urbanizzazione. Chissà perchè ogni volta che riesco a pianificare una gita lassù accade qualcosa, ma mai una cosa piacevole. Un giorno, partendo da casa, per evitare un animale sterzo bruscamente e prendo in pieno un muretto in calcestruzzo alto un trenta centimetri seminascosto tra l’erba e distruggo l’avantreno, un altra volta una nostra ospite si sente male, parecchio, la portiamo all’ospedale e passiamo la giornata al pronto soccorso… Questa volta, però è diversa da tutte le altre, era una giornata incredibilmente calda, afosa, senza un minimo alito di vento. Kiki sta accendendo il fuoco, io lo aiuto facendo vento con un cartone, finalmente  il fuoco parte, si alza una fiammata, le erbe secche che avevamo messo tra i legni e io mi ritrovo nel fumo. Sento la vampata, il caldo, mi sembra di aver respirato l’aria di una fornace, vado a farmi la doccia, al fuoco e al resto ci penseranno gli altri. Vado su, mi doccio, ma la sensazione di bruciore non passa, mi sdraio. Nulla, non passa, mi sorprendo a scalciare, involontariamente. Mi preoccupo e chiamo Paola, arriva anche Kiki e poi Obelix… decidiamo di chiamare la Guardia Medica. Al telefono Paola apprende dal medico che gli ha risposto che avrei un attacco di ansia, che dovrei prendere un Valium e dormire un po’. “Passerà”, le dice. Io nel frattempo mi sento sempre peggio, “ansia? Io? Ma se neppure… fammi parlare con la Guardia Medica“ e mi sento dire “stia calmo, lei ha un classico attacco di ansia, si calmi, riposi un po’ e vedrà che le passerà”. Già mi passerà… ”portatemi all’ospedale, subito, ma quale ansia, io non ho mai ansia per nessun motivo al mondo”. Sdraiato sul sedile posteriore della macchina di Obelix, mi sento sempre peggio, la bocca mi arde, scalcio continuamente.  Mai fidarsi delle diagnosi al telefono, infatti era un infarto, anche serio, se gli avessi dato retta adesso starei a fotografare gli angeli, o i diavoli, dipende. Al pronto soccorso gli è bastata un’occhiata, codice rosso, barella, defibrillatore e subito di corsa in Cardiologia. Dalla barella guardavo il soffitto scorrere velocemente, i lunghi corridoi, i neon verdastri accesi, gli ascensori, mi sembrava di essere in un film, ricordate “Le invasioni barbariche”? Arrivammo a Cardiologia, subito una dose forte di Eparina, per sciogliere il grumo, in pochi minuti mi sento meglio, i polmoni mi bruciano meno e chiedo al cardiologo “ ho un figlio di un anno, potrò rivederlo, riabbracciarlo?” “Ma sì, ma sì, stia tranquillo, non è come anni fa, a un infarto si sopravvive bene, si torna quasi come prima” Stavo ancora valutando quella parola, “quasi”, quando i medici, dagli strumenti, si rendono conto che non sarebbe bastata l’eparina, che la coronaria si stava rioccludendo, che non sarei arrivato vivo al 16 agosto per l’angioplastica, che bisognava intervenire immediatamente. Chiamarono l’elicottero per portarmi subito al Gemelli, dove la sala operatoria era già stata attivata e l’equipe medica era già in attesa di intervenire sulla mia coronaria. In un tempo davvero breve arriva l’elicottero, mi caricano su e partiamo, “pochi minuti, stia tranquillo” cerca di rassicurarmi il medico, ma quando siamo sopra  Passo Corese si scatena l’inferno, un temporale violentissimo! Il cielo diventa nero, fulmini ovunque, acqua e vento, visibilità zero. L’elicottero vibra in modo assurdo. Ero tranquillo, nonostante tutto, quando un infermiere, o forse il medico, dice a voce alta “ vuoi vedere che per salvarne uno ci ammazziamo in cinque?” Sì, eravamo in cinque su quell’elicottero, io in barella con il defribillatore sulla pancia, il pilota e tre tra medico e infermieri. Arriviamo al Gemelli, il pilota mi augura buona fortuna “ se la caverà, stia tranquillo, sono bravissimi” e poi mi portano di corsa alla sala operatoria. Altri corridoi, soffitti, neon, ascensori, una sequenza ormai nota. Faceva freddo in camera operatoria, dal lettino potevo vedere nel monitor il mio cuore pulsare e la coronaria occlusa, ma anche apprezzare un’efficienza inimmaginabile, un equipe medica super organizzata, delle attrezzature da fantascienza. Poi il cardiochirurgo che ha eseguito l’angioplastica e messo lo stent con un sondino passato nelle mie vene, mi dice, “ è fatta, guardi il monitor, il sangue scorre di nuovo nella sua coronaria. Adesso la portiamo in terapia intensiva…” Mi dimetteranno dopo soli 10 giorni, con tutta una lunga serie di raccomandazioni, una terapia da osservare scrupolosamente e una cartella clinica che sembrava un elenco telefonico. Ripensandoci, ma me lo sono meritato tutto questo impegno? Lo sapevo già dai primi anni ‘90 che avevo il colesterolo alto, che avrei dovuto cambiare vita, abitudini, dieta. Che avrei dovuto fare più attività sportiva, che non sarebbe bastato andare a vela un mese l’anno, che… Anche tutti quelli che come me erano in terapia intensiva, erano grandi mangiatori, bevitori e qualcuno anche fumatore accanito. Sì, sapevamo benissimo cosa ci sarebbe capitato prima o poi. . ”Come prima più di prima”,  mi disse un altro ricoverato, già al secondo infarto, intendeva dire che quando sarebbe uscito e tornato alla solita vita, avrebbe ripreso a fumare, mangiare e bere, come se niente fosse successo, come prima e più di prima. Come la volta precedente. Chissà se gli è andata davvero così.

Ps: la foto in terapia intensiva me l’ha fatta Kiki, Christian Jungeblodt, un bravo fotografo, non vi pare?

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