77

Eppure era proprio il 1977, e più esattamente in quel piovoso mese di aprile, quando ci balenò l’idea di trascorrere la Pasqua a Ponza. Ah, l’arcipelago pontino… un miraggio di rocce bianche e mare cobalto. Ma, si sa, gli Dei dispettosi amano i percorsi tortuosi, e la nave, infatti, in quel periodo levava l’ancora prima dell’alba e solo da Formia, un porto lontano da Roma e decentrato, ma che ai nostri occhi già odorava di viaggio, salsedine e promesse di avventura. Il mare, però, non era esattamente d’accordo e proprio in quei giorni aveva l’umore di un vecchio brontolone. In burrasca, gonfio di rabbia, rese la traversata un’impresa degna di antichi naviganti. A bordo, un campionario umano variopinto e rumoroso. Tra la folla, spiccava un nutrito gruppuscolo di sedicenti “indiani metropolitani”, studenti vagamente politicizzati che avvolti nelle loro chimere ideologiche, intonavano con foga maldestra i loro mantra tribali: “Eah, eah, eah, eh. Eah, eah, eah, eh…”. Un’eco monotona e ossessiva che, sotto lo sguardo torvo e sempre più insofferente degli altri passeggeri, si trasformò ben presto in un’ordalia di conati di vomito. Una strage annunciata, un malessere collettivo. Sbarcarono a Ponza con il colorito verdognolo delle alghe spiaggiate, lividi come statue di sale e maledicendo il capitano con una veemenza degna di miglior causa, come se quel mare capriccioso e indomito fosse un suo capriccio personale. E fu proprio in quella Pasqua del ’77, segnata da un’odissea marittima e da improbabili cantilene tribali, che il settantasette, quel numero bifronte e misterioso prese a interessarmi e incuriosirmi. Ah, il settantasette. Non l’anno, intendiamoci, ma proprio il settantasette in sé, nudo e crudo, quasi un’apparizione. Septuaginta septem sussurrato nelle aule del liceo, ἑπτὰ καὶ ἑβδομήκοντα che suona come un’antica litania, soixante dix sept con la sua elegante complessità. Un numero che si insinua pigramente tra il docile settantasei e l’imminente settantotto, un confine sottile, un’ombra a mezzogiorno. Ma ecco che mentre l’occhio vaga,  l’immagine si fa nitida. Le gambe delle donne, certo. Un’annotazione fulminea, un’eco di desiderio che non guasta mai. Ma poi, di sguincio, ecco affiorare un ulteriore 77: ‘e riavulille… A Napoli, certo. Strategicamente appostati, e in agguato tra la “bella figliola” – concessione alla piacevolezza del creato – e… la fontana. Ecco l’enigma. La bella figliola la capisco, un’immagine che si stampa sulla retina con la facilità di un ricordo. Ma la fontana? Cosa si nasconde dietro questo accostamento? Una suggestione di frescura in un giorno afoso, o il mormorio indistinto di parole sussurrate al vento? Nel reame impalpabile dello spirito, si dice che il settantasette sia un viatico per il risveglio. Doppio sette, una ridondanza di intelletto, apprendimento, conoscenza. Quasi un’insistenza del destino. Un numero gravido di misticismo, come le notti stellate sopra i tetti di Roma. Si dice che aneli alla verità, che cerchi di svelare il bandolo della matassa del reale. I numerologi, poveri illusi, vi intravedono amore, denaro, intelletto. Un tris d’assi che la vita raramente concede con tanta generosità. La Bibbia, con la sua severa eloquenza, ci rammenta il Salmo settantasette. Un lamento notturno di un’anima in pena che cerca conforto nel ricordo. Un’angoscia che si transmuta in lode. Strane, le alchimie della fede, non trovate? Eppure, il settantasette sembrerebbe essere un balsamo: cura, compassione, amore incondizionato. Un dare e ricevere che profuma di antico. Essendo doppio, raddoppia la posta, anzi la triplica: azione, opportunità, stabilità di coppia. Quasi un contratto firmato sotto le stelle. Passione e potere, un connubio, quindi, in se pericoloso e affascinante. Ma è anche romantico e intimo, il settantasette. Un’eco di femminilità, amorevolezza, premura. Attenua il rosso fiammante della passione carnale, lo stempera in una dolcezza avvolgente. Intuitivo, dicono. Empatico e sensibile, dispensatore di tenerezza e gentilezza. Un faro di speranza, un presagio di quiete, un numero positivo, che infonde calore e conforto, sussurrando che tutto andrà per il meglio. E poi, la salute, il successo… Insomma un lasciapassare per la felicità. In matematica risulta essre un numero dispari, con quattro guardiani: l’uno, il sette, l’undici, il settantasette stesso. E una somma dei suoi fratelli minori che non lo raggiunge: diciannove, timido e discreto. Difettivo, lo definiscono. Semiprimo, di Ulam. Addirittura la somma di otto numeri primi che si inseguono, e di tre quadrati in fila. In base dieci, un campione di persistenza moltiplicativa. E poi, incastonato in terne pitagoriche, quasi un segreto geometrico. Un numero a cifra ripetuta, un balbettio numerico. Palindromo, si legge avanti e indietro senza scomporsi. Privo di quadrati, un’anima libera da costrizioni. Congruente (chissà cosa significherà mai). Poi, in cielo, si popola di comete (77P/Longmore), asteroidi (77 Frigga), galassie (NGC 77), satelliti (Cosmos 77). “ Un settantasette che vaga nello spazio siderale, inseguito dal numero atomico dell’Iridio, un elemento che suona quasi come un presagio. E sulla terra, il settantasette si fa storia. Il movimento del ’77, un sussulto politico, un’onda anomala nella quiete apparente. E poi ancora le generazioni che separano Adamo da Gesù, un computo vertiginoso del tempo. E in Bulgaria, appare in un’antica litania contro le settantasette malvagità. Un inventario di nefandezze da esorcizzare.

Per me, invece, questo settantasette così denso di significati, così carico di echi lontani, non è altro che la somma degli anni che ho vissuto. Un bilancio semplice, una constatazione che settantasette evviva furono degni di essere vissuti. Non per il numero in sé, ma per il viaggio che si portano dentro. E chissà, magari anche per quella fontana misteriosa, che continua a mormorare qualcosa, forse un segreto che ancora mi sfugge.

4 pensieri riguardo “77

  1. Un capolavoro, una poesia. Semplicemente
    fantastico!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    …….

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