Totani & Gasolio

L’isola del Giglio, un paradiso, almeno fino a poche decine di anni fa. Ci passavamo ogni estate, una sosta più o meno breve durante le nostre crociere in giro per l’arcipelago toscano, con la mitica Soffio, uno one off di Bertorello, una barchetta nervosa nata per le regate IOR, un sesta classe un po’ estremo. Quell’anno noi tre fratelli Blasi, eravamo tutti in giro per l’arcipelago toscano, ognuno con la sua barca. Chi con la moglie su un Brigand e chi con un amico su Ignazio, un Kiriè, un piccolo veliero simpatico, comodo e molto marino. Il caso aveva voluto farci incontrare a Giglio porto, tutti e tre sulla stessa banchina, un evento eccezionale, una cosa impossibile, come cercare tre posti affiancati in un parcheggio a Roma, in centro e nell’ora di punta. Con me in barca c’era mio figlio Federico, allora poco più che adolescente, e Ela, la mia compagna di allora. Noi, tre fratelli Blasi, più il quarto Blasi, mio figlio Federico, tutti nella stessa isola, anzi, nello stesso porto. Un evento davvero memorabile. Per renderlo ancora più degno di memoria iniziammo quasi subito una sfida, a colpi di numeri, il consumo orario di certi motoscafoni ormeggiati nella stessa banchina. Il pretesto fu una contesa, il pubblico litigio tra un pescatore e l’armatore di uno yacht, un “ferro da stiro” che non voleva assolutamente riconoscergli il milione di lire che il pescatore pretendeva, per averlo salvato e per aver dovuto rinunciare alla battuta di pesca che aveva in corso. In fondo una richiesta davvero onesta, incontestabile e d’altronde il pescatore aveva ragione da vendere, aveva trainato lo yacht per oltre trenta miglia, e l’aveva portato in porto, al sicuro. L’intervento della Capitaneria di Porto, nel frattempo arrivata a dirimere la contesa, applicò alla lettera il regolamento dei salvataggi in mare e riconobbe al pescatore il diritto ad una ricompensa ben più consistente. A questo punto la banchina si divise tra chi voleva sapere chi avesse gettato la cima per il traino e chi, invece, voleva capire in che razza di avaria fosse incorso lo yacht. Un bailamme imbarazzante. Venne fuori che lo yacht trovato alla deriva a sud dell’isola di Montecristo era semplicemente senza gasolio, sì, l’armatore “per risparmiare” non aveva fatto il pieno in Corsica, “tanto al Giglio ci arriviamo” avrebbe detto alla moglie prima di ripartire “e in Italia il gasolio costa meno”. Pura taccagneria? Certo, ma anche un pericoloso mix di incompetenza e imprudenza, non aveva saputo calcolare il consumo orario del suo motore e la reale consistenza del gasolio presente nei serbatoi. Da qui la nostra discussione iniziale, tra chi indicava un consumo davvero esagerato  e chi, invece, irrisorio, come se andarsene in giro con un grosso yacht a motore fosse una scelta economica, addirittura più economica che andare a vela. Il provvidenziale arrivo dell’amico Mauro, che aveva sull’isola un Diving Club, mise la parola fine alle nostre inutili discussioni e poi eravamo in vacanza, che diamine. Mauro suggerì di rivederci a cena in una trattoria che il suo amico Claudio aveva aperto proprio sul porto. A convincerci del tutto bastò la descrizione di una ricetta paradisiaca, totani e patate in crosta, che il suo amico aveva in menù e la certezza di poterla annaffiare con un eccellente Ansonico del Giglio. Prenotammo per la stessa sera. Ci ritrovammo tutti nel giardino interno della Paloma, dove Claudio ci aveva preparato un buon tavolo. La cena squisita, la buona compagnia non ci impedirono di riprendere il discorso sui consumi degli yachts, solo che ci eravamo, diciamo, documentati interrogando chi un armatore e chi un altro. E tra un bicchiere e l’altro di Ansonico, la cena, l’ottima cena, sfociò in un litigio violento, imbarazzante, tanto da costringere Mauro e le nostre compagne a lasciare il tavolo. Federico, che aveva forse bevuto un po’ troppo, ridendo come un matto alle nostre ridicole affermazioni, fece cessare del tutto l’incresciosa situazione, vomitando l’intera cena nella tazzina del caffè e su quant’altro restava in tavola. Totani e gasolio non vanno molto d’accordo, si sa. 

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