‘Na smucinata

Non sono mai riuscito a restare a casa la sera, non c’è stata una sola notte che non sia andato da qualche parte. Sì, lo confesso, le pantofole non fanno per me, e neppure il pigiama. Cosa c’entra il pigiama? C’entra, c’entra. Intanto se ti metti il pigiama, al mattino, quando ti alzi, stai comodo, calduccio. Il pigiama ti coccola, ti impigrisce, ti fa fare tardi. Invece alzarsi in mutande, la stanza fredda… è un risveglio immediato, veloce…subito  in bagno, e poi fuori, a fare colazione al bar più vicino. Caffè macchiato e cornetto caldo. Lo so, il caffè, con la macchia di latte, è un obbrobrio, non è davvero cosa, ma chi è così fortunato da avere sotto casa un bar che fa un ottimo caffè? Pochi credo, sicuramente non io. E poi il latte stempera l’acido, e io neppure ci metto lo zucchero, perchè amaro risveglia prima e meglio, ne sono convinto. Ecco, più o meno così inizia ogni mia giornata. Stare in casa mi opprime, detesto il divano e la tv. La cucina no, la cucina la amo, la adoro. Starei sempre in cucina, giornate intere a tagliare, mescolare, assaggiare e cuocere. E infatti lo faccio, cucino, ogni santo giorno, pranzo e cena ma per non annoiarmi ogni volta preparo un menù diverso, sempre cercando di non essere banale e ripetitivo, ma neanche creativo a tutti i costi. Inizio senza alcuna idea precisa, aprendo il frigo e scrutandone il contenuto immagino immediatamente gli abbinamenti, il mix di  sapori, il profumo della pentola che cuoce, inebriandomi già di quanto sto per fare. Nello stesso modo faccio la spesa, preferibilmente al mercato. Anni fa andavo sempre al Mercato Trionfale, poi venne il turno di Piazza Vittorio, quando la piazza era ancora circondata di bancarelle e le grida dei venditori sovrastavano il rumore del traffico circostante. Adesso è arrivato il turno di Val Melaina, un grande mercato popolare che ogni giorno smercia tonnellate di cibo e dove quindi c’è sempre la possibilità di trovare cose davvero freschissime. E come d’abitudine ogni volta  faccio almeno due giri interi del mercato, osservando bene la mercanzia esposta nei banchi, quindi, non appena mi sono fatto un’idea, rapidamente torno indietro e a colpo sicuro compro quanto mi serve per realizzare le cose che già mi sto immaginando cucinate, succulente e pronte da mangiare. “Ma tu non c’hai proprio un cacchio da fare…?” direte voi. Lo so, lo so, pensate che perdo tempo, che non è un buon modo, che è inutile, ma non è così. Si impiega tempo, è vero, ma non è affatto sprecato perchè mi consente di scegliere il meglio. E con il meglio si mangia meglio. Parecchi anni fa, ai tempi del mercato Trionfale, mi ero fatto già due o tre giri tra i banchi, come al solito, per poi approdare sicuro ad un banco dove una bella vignarola stava rimettendo a posto le verdure, e diverse persone, tutti maschi, si accalcavano intorno, le mani sul mucchio di vegetali. “Tutti questi uomini su un banco di ortaggi? Devono per forza essere buoni”  dissi tra me e me e presi anch’io a sgomitare tra loro, e a tastare, frugare, tra i pomodori, cercando quelli rossoverdi, un po’ asprigni e tosti come piacciono a me, ma non ne trovavo, non ero convinto, anzi “questi pomodori sono un po’ troppo morbidi, mosci, sembrano belli, ma…” non feci in tempo a finire la frase che lei mi ribatté con la voce più sensuale che avessi mai sentito in un mercato “ …è perchè li smucinano…”  “Li…smucinano?” il termine risuonò a lungo nella mia testa, non l’avevo mai sentito dire e poi quella voce, così calda, intrigante… Alzai gli occhi, la guardai bene e ne comprai tre chili. Era bruna con due profondi occhi neri, un sorriso ammaliante, una camicetta stretta stretta, che sapientemente sbottonata faceva risaltare bene le sue grazie e, tra il bottone e l’asola… La reincarnazione di “mamma Roma” avete presente? Davvero una bella vignarola, una disgrazia per i banchi accanto, come mi confermò lo sguardo d’odio rivoltole da una rivale di banco. Evidentemente non ero l’unica mosca a cadere nella sua tela. E i pomodori? Pomodori, quali pomodori?

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