All’ultima spiaggia? No, davvero.

Anni cinquanta, Vance Packard pubblica una ricerca “I persuasori occulti” basata sui messaggi subliminali, si quelli che l’occhio non vede e il livello cosciente non percepisce e viene fuori che i messaggi che contengono la promessa di una morte futura, anzi, imminente spingono all’acquisto proprio di quei prodotti che, se consumati, possono accelerare la dipartita. Strano, vero? Un decennio dopo un’altra ricerca, questa volta da parte di una famosa università, sul sonno. Cosa cercassero di capire sul meccanismo non lo so, non lo ricordo, ma per indagare i meccanismi e la necessità fisiologica fecero un esperimento: misero in una vasca dei volontari, con dei pesi legati ai piedi, costretti a tenersi a galla tenendosi stretti ad una maniglia. Ebbene il risultato stupì i ricercatori, i volontari arrivati ad un certo punto di stanchezza mollavano la presa, preferivano dormire e quindi morire, piuttosto che essere privati del sonno. Ovviamente venivano salvati, ma non vi pare strana questa scelta? Io stesso, risvegliandomi da un coma, era il 1969, mi trovai a dire “ Cazzo, sono ancora vivo, che fregatura”. Ho saputo poi che altri in una situazione analoga hanno provato, pensato, la stessa cosa. Che morire sia un vantaggio, un desiderio insito nell’animo umano, nel DNA, una scadenza programmata come quella dei nostri elettrodomestici? Non lo so, non ho risposte, davvero, ma certo, considerando il momento attuale mi viene da pensare che sì, la gente preferirebbe morire, o almeno rischiare di ammalarsi, piuttosto che rinunciare alle abitudini, meglio morire che rinunciare a qualcosa, fosse pure la sbornia nei luoghi della movida o un’altra fesseria simile. Badate bene, non è una battuta, cercate di spiegarvi  altrimenti come mai tante persone, di ogni livello sociale/culturale, possano mettersi a rischio di contrarre il virus, il Covid 19, non osservando neppure le minime precauzioni, come mettere la mascherina e tenere la distanza dagli altri. Non si tratta di indossare uno scafandro, che potrei capire, ma solo un pezzetto di stoffa davanti bocca e naso. Ricordate quella scena nel film di Stanley Kramer “L’Ultima Spiaggia” (On The Beach) in cui il sommergibilista rinuncia a proteggersi, si toglie la tuta anti radiazioni, il casco la bombola dell’ossigeno e si mette a pescare dal molo di un porto californiano, ben sapendo che ormai non c’è più vita nel mare e che la radioattività presto l’avrebbe ucciso? Ebbene, la sua scelta è giustificabile, si, che senso può avere sopravvivere quando il mondo intero, i parenti, gli amici…tutto è finito, e in poco tempo anche il resto dei viventi, dell’umanità, e delle altre creature terrestri sarebbero stati annientati? Vale la pena cercare di sopravvivere in un mondo così ridotto? Sempre in uno scafandro? No, non ne varrebbe  la pena, ma non siamo in questa situazione, non siamo all’ultima spiaggia, quindi METTIAMOCI LA MASCHERINA. Almeno questo.

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