Millenovantacinque giorni di sughero. Case history semidrammatica

La prima multisoggetto Nice.


Siamo nella seconda metà degli anni Novanta, in quell’Italia che ha ancora fretta di arricchirsi e poca voglia di guardarsi allo specchio. Un giorno, nel nostro studio di Somaini, si presenta un ragazzone dall’occhio svelto e dalla parlantina facile. Si chiama Andrea. Ha ventisette anni, l’età in cui i sogni non hanno ancora fatto i conti con il bilancio, e si vanta di un passato da venditore di fiori ai semafori. È la tipica mitologia del “self-made man” di periferia, in dote ha una grande fame di riscatto e un istinto animale che gli permette di capire chi ha di fronte e come vendergli l’invendibile. Porta con sé un orologetto svizzero, il “Leccia”. Un oggetto grazioso, ma con un quadrante che definire bruttino è un atto di carità cristiana. Sul mercato non lo vuole nessuno, ma Andrea ha l’intuizione giusta di cambiare la faccia alla merce. Insieme ad Antonella, una designer che sa il fatto suo, trasforma quel brutto coso in una ricca collezione di quadranti simpatici. Nasce la Nice Swatches. Arrivano in studio in motorino, lui e la sua ragazza-socia, con l’aria di chi sta per sfidare i giganti. La proposta è una di quelle spacconate che piacciono a noi italiani, cioé far diventare la Nice l’alternativa autarchica allo Swatch. Andrea è un megalomane di talento, uno che non ha niente da perdere se non, appunto, il motorino. Lo convinco facilmente a tentare la scalata, una campagna pubblicitaria vera, di quelle che costano, puntando dritto al cuore del consumo emergente, le giovani donne indipendenti che leggono Donna Moderna. La squadra si mette al lavoro. Ela, Alberto, Marco, io e Daniela per gli spot. È un successo violento, di quelli che ti travolgono. I telefoni della Nice iniziano a squillare con la cadenza di una mitragliatrice. Ordini, ancora ordini. Antonella disegna collezioni a ritmo industriale e la gente se le mangia. Alziamo il tiro, pagine, sponsorizzazioni, investimenti pesanti. Passiamo dai trenta milioni di lire iniziali a un fatturato di dieci miliardi. Una fiammata che parrebbe inarrestabile. Ma è qui che il carattere dell’uomo incrocia il suo destino. Andrea, che era partito da un seminterrato nei dintorni di Piazza Cavour con un manipolo di ragazzi in bicicletta, cade vittima della sua stessa megalomania. Trasferisce l’azienda in una sede di prestigio in via della Camilluccia, tradisce il vecchio amico della prima ora e affida la forza vendita a Fausto, un venditore scaltro che sa bene come muoversi nel terreno difficile del mercato. Il successo diventa un’ebbrezza pericolosa. Sponsorizziamo Manara, compriamo pagine su pagine, finiamo su Non solo moda. Alle fiere internazionali, a Basilea e Vicenza, non costruiamo stand, ma cattedrali del superfluo, un giardino con alberi di sughero veri, un lago artificiale di trecento metri quadri con tanto di ponte e videowall. Non mostriamo nemmeno l’orologio. Vendiamo il mito. Arriviamo persino negli Stati Uniti. A New York, per una sfilata di sportswear, Antonella crea un abito “nude look” fatto interamente di orologi. Lo indossa una modella che sembra uscita da un sogno di carta patinata. Filmiamo tutto, precettiamo una colonna di taxi gialli, invadiamo Manhattan e Brooklyn con il nostro marchio. Ulteriori sette minuti su Non solo moda celebrano l’apoteosi del sughero. Sembra che il mondo sia ai piedi di Andrea. Ma l’adulazione è una droga cattiva. e Andrea comincia a sentirsi invincibile, al di sopra delle regole e degli uomini. Per una questione di principio, una faccenda di poco conto, decide di sospendere i pagamenti a Publitalia e Mediaset. Tiene il punto per otto mesi, con l’arroganza di chi crede che il potere non possa chiedergli il conto. Quando il plenipotenziario di Mediaset arriva da lui per risolvere bonariamente la lite, Andrea lo fa aspettare in anticamera per ore e poi, con una scusa puerile, evita di riceverlo. È l’errore fatale, il peccato di presunzione che la corazzata di Cologno Monzese non può perdonare. Il plenipotenziario esce infuriato, mi guarda e sibila: “Blasi, lo so che non è colpa sua… ma dica al suo cliente che è morto”.

Nel giro di pochi mesi, l’avventura della Nice – durata appena tre anni – svanisce come nebbia al sole. Andrea resta solo con i suoi sogni e la sua megalomania, mentre i telefoni, alla fine, smettono di squillare. Sipario.

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