Selfie?

Questione di Specchi e di Ego (più o meno)

Autoritratti, li chiamano. Come se il nome bastasse a esaurire la faccenda. In fondo, un autoritratto è un’affermazione un po’ balorda: “Io esisto, guardatemi”. Come se l’esistenza avesse bisogno di una prova fotografica, di uno scatto rubato a uno specchio complice. Certo, c’è una forza in quell’autoscatto, un’importanza che suona un po’ ridicola: “Ho un potere (quale?), e lo manifesto (a chi?), eccomi qui (e quindi?)”. Sembra quasi una dichiarazione di guerra all’indifferenza. “Non ho bisogno di voi, della vostra interpretazione”, dice. Ma è proprio lì l’inganno. Perché nel momento stesso in cui si preme l’otturatore, si offre la propria immagine al giudizio altrui, volenti o nolenti. Dire “so chi sono” è un’illusione comica. Ci si conosce a sprazzi, per intuizioni momentanee, mai in modo definitivo. E dirlo “senza sotterfugi, senza attrezzi” è ingenuo. La fotocamera è già un attrezzo, e lo specchio, beh, lo specchio è il più grande dei sotterfugi. “Allo specchio mi mostro e mi vedo esattamente come sono”. Ecco la prima bugia. Ci si vede come si vuole vedersi, come si è sempre creduto di essere. Una recita quotidiana di fronte a un pubblico compiacente. Gli altri, poveracci, ci vedono con i loro occhi stanchi, ci interpretano con la bile del mattino o l’euforia passeggera. Ed è lì, in quello sguardo obliquo, che forse appare un frammento di verità, qualcosa che sfugge alla nostra messinscena abituale. “Volete saperlo meglio di me?” Certo che no. Ma nemmeno io so chi sono fino in fondo. Siamo tutti un po’ degli sconosciuti a noi stessi, figuriamoci per gli altri. Anni e anni a guardarsi non fanno che aumentare la confusione. Ogni giorno è una maschera diversa, ogni stato d’animo deforma i contorni. “Cammino sempre con lo sguardo in alto, non a terra perché sono un fotografo”. Bella scusa. Forse cerca solo di evitare le proprie scarpe sformate. “Non cerco oggetti o monete smarrite ma visioni, orizzonti”. Come se le visioni e gli orizzonti fossero meno effimeri di una moneta. E poi, inevitabilmente, lo specchio. Un’attrazione fatale. “Mi vedo e a volte mi fotografo”. Un vizio solitario.“Narciso io? Non diciamo sciocchezze, mica ho detto che mi piaccio, solo che mi vedo”. Ecco la tipica ritirata strategica. Si nega l’evidenza con una punta di stizza. Ma chi si guarda così spesso, senza un briciolo di compiacimento? “Magari mi disprezzo, mi faccio schifo, mi odio”. Certo, come no. E io sono Napoleone. “Voi vedete sempre un altro, un’altra persona che superficialmente mi potrà pure assomigliare, ma di certo non sono io”. Questa è l’unica verità in tutto il discorso. Siamo tutti delle caricature di noi stessi agli occhi degli altri. Ma anche ai nostri.“In fondo capita a tutti, anche a voi, pensateci”. Ci pensiamo, ci pensiamo. E il risultato non è confortante. “Vi riconoscete nelle foto che vi fanno? Ma quando mai”. Mai. Perché la foto ruba un’espressione fugace, un’ombra di ciò che crediamo di essere. “E lo sapete perché? Ci sono due diversi motivi”. Due? Probabilmente molti di più, ma accontentiamoci. “Il primo è che siamo tutti abituati a vederci riflessi in uno specchio. Appunto riflessi, quindi esattamente al contrario di come ci vedono gli altri”. Una banalità che però spiega molte incomprensioni. “Poi c’è un altro fatto, quando ci accorgiamo che ci stanno per immortalare in una foto ci irrigidiamo, ci mettiamo subito in posa come stoccafissi”. Ecco la tragica comicità dell’essere fotografati, ci si trasforma in statue di cartone, nel tentativo patetico di lasciare un’immagine decente di sé. “Il risultato? Falso, fintissimo, orribile”. Perfetto: la fotografia come maschera mortuaria dell’ego. “Esattamente come in un selfie, da cui si affaccia solo il nostro ego”. Già, il selfie. La suprema esibizione di un’esistenza precaria.“Si, ormai l’avrete capito, mi piaccio”. Alla fine, la verità viene a galla, un po’ sorniona, un po’ vergognosa, come un vizio inconfessabile e in fondo, non c’è niente di male. Finché non si pretende che questo piacere solitario diventi un’ossessione per gli altri.

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