
Questo 2025 si presenta con la solita prosopopea degli anni che promettono meraviglie, e che poi si rivelano la solita trappola di cifre e disillusioni. Ma questo, dicevano gli animi più ingenui e creduloni e/o i cartomanti più audaci, era diverso, doveva essere diverso. Un anno “magico”, “alchemico”, “ricco di significato”. Io, dal canto mio, mi sono limitato a non festeggiare i miei settantasette anni, un traguardo che, a ben vedere, non merita né applausi né commiserazioni, essendo semplicemente la somma di 365 giorni ripetuta per 77 volte (con qualche aggiunta bisestile, per non farci mancare nulla). Ero nato nel 1948, un anno in cui si ricostruiva l’Italia e si preparavano nuove macerie, forse meno visibili, ma altrettanto solide. Paola, la mia quasi moglie, più giovane di quasi trent’anni e quindi forse più incline a credere nelle “date magiche”, ha raggiunto i quarantotto. Lei è infatti nata in quel 1977, un anno di contestazioni studentesche e di “impegno politico” che, a distanza di tempo, assomiglia più a un rigurgito digestivo collettivo che a una rivoluzione. Siamo un incrocio di epoche, io un reperto storico quasi museale, entrambi, però, testimoni di un tempo in cui si credeva ancora che il mondo potesse essere cambiato con qualche slogan e un po’ di sana confusione. Strano incrocio di indizi e di date, vero? Ma la bizzarria aritmetica non è tutta qui. Proprio in questo 2025, festeggiamo i venticinque anni della nostra unione. Un quarto di secolo passato a sfiorarci, ad affrontare le giornate con grazia e a chiederci reciprocamente se ne vale la pena. La risposta, evidentemente, è un tacito “certo che sì”, ripetuto per migliaia di giorni. E poi c’è Ettore. Ettore, nostro figlio, che ha appena affrontato la maturità. Mi stupirei se non avesse ottenuto proprio 77 come voto finale. Non per un’esaltazione dei numeri, sia chiaro, ma perché quel ragazzo, con la sua media scolastica oscillante tra un 7 e un 8 (più verso l’8, ma con quella punta di pigrizia che lo rende umano), sembra proprio predestinato a incarnare la perfetta mediocrità eccellente. Chissà, forse un’altra coincidenza. Ma d’altronde, la vita è fatta di coincidenze, o di scarsa fantasia. E la più grande, forse, è proprio il fatto che io, con la mia età, continui a osservarle con una curiosità che, a tratti, sconfina nell’indifferenza. Non che le cifre abbiano mai avuto per me un fascino particolare, intendiamoci. La cabala, gli oroscopi, le previsioni astrali: tutte queste smanie di dare un ordine al caos, di intravedere un disegno dove c’è solo un’accozzaglia di coincidenze, mi hanno sempre lasciato indifferente. La vita, penso, è solo un’opera di puro dilettantismo divino, un susseguirsi di improvvisazioni e di errori di battitura. E poi, francamente, cosa potrebbe cambiare il fatto che io ho collezionato sette decenni e sette anni di questa esistenza, peraltro piuttosto discutibile, e che Paola, con la sua eleganza un po’ disordinata, fosse adesso ferma al quarantesimo più altri otto? Nulla, se non la consapevolezza che il tempo, tremendo usuraio implacabile, non smette mai di battere cassa. Eppure, questo 2025 sembra continuamente voler smentire la mia proverbiale indifferenza. Ogni volta che apro il giornale, o ascolto le farneticazioni del radiogiornale, mi imbatto in numeri che richiamano, con una sfacciataggine quasi offensiva, queste nostre ricorrenze. Settantasette qui, venticinque là, quarantotto che spunta fuori con la stessa insistenza di una moltitudine di zanzare estive. Persino il conto della Coop recita la cifra improbabile di 77,48 euro. E Paola, con la sua innata capacità di trovare il lato buffo delle cose, con un sorriso sarcastico e canzonatorio stampato in faccia: “Sarà un messaggio, Blaso. Forse dovremmo giocare al Superenalotto.” Io, più prosaicamente, avevo pensato che volevano fregarmi, che era solo un complotto, un modo per farmi pagare un supplemento per la busta in Mater-Bi. Ma la cosa si potrebbe fare più seria se Ettore, il nostro Ettore, il ragazzo che abbiamo visto crescere tra un sospiro e una focaccia, si presentasse a casa con in tasca gli scrutini, gli esiti finali veri degli esami di maturità, e mi confermasse quanto già mi aveva anticipato subito dopo l’interrogazione della Commissione, quando, con quel suo sguardo solitamente disincantato, ma in quel momento grave e attraversato da una venatura di perplessità, “Papà, non ci crederai mai… Papà sembra che, calcolando i crediti e i risultati degli scritti e dell’orale io abbia preso solo 77,” per poi aggiungere, con una punta di finta rassegnazione, “Credevo di aver fatto meglio… mi spiace, vi ho deluso”. Settantasette. Il numero maledetto, o benedetto, di questo nostro 2025. Ma io, che di anni ne ho 77 e ne ho viste di tutti i colori, sono pronto a credere a tutto, ma ostinatamente non certo a questa ennesima coincidenza. E invece mi devo rassegnare, cerco con lo sguardo Paola, che ha gli occhi sgranati come e più di Bette Davis mentre uccide a rivolverate il suo amante, e poi di nuovo Ettore, il quale, ignaro della complessità cabalistica che aveva appena aggiunto alle nostre vite, si è già precipitato ad arraffare un pezzo di crostata di visciole appena uscita dal forno.
Ecco… La vita, che come un prestigiatore di provincia, continua a estrarre conigli dal cilindro, senza curarsi troppo della verosimiglianza. E io, con i miei 77 anni, i 48 di Paola e i 25 della nostra incredibile unione, mi ritrovo a navigare in un mare di coincidenze, o forse di destini, che proprio non ho alcuna intenzione di capire. Che senso ha, poi, dare un senso a tutto? Non è forse più intrigante lasciarsi scivolare addosso queste strane simmetrie, come si fa con la pioggerellina gentile di un marzo qualsiasi? Del resto, come diceva un certo Flaiano, “La situazione è grave, ma non seria.” E i numeri, a volte, sono solo numeri. O forse no?
Ps: i risultati ufficiali degli esami di Ettore recitano 78! Meglio così.
Amico mio, semplicemente da Oscar, Strega, Campiello …
Ribadisco: beato Ettore. E pure Paola.
Abbraccio forte
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