L’agenzia Nadar

In redazione eravamo in tanti, e un po’ per allargare gli orizzonti, un po’ per non essere “sotto padrone” fondammo un insolita associazione di professionisti. Eravamo un gruppetto di persone  di tutte le età e estrazione, giornalisti del tempo libero, fotografi, grafici, artisti. Qualche nome? Uno in particolare, un tipo scontroso e generoso insieme, un vero montanaro, della Carnia: Romano Martinis, fotografo impegnato socialmente e politicamente, inseguiva la sua passione per l’immagine collaborando soprattutto con chi non poteva pagarlo, ma non erano certo i soldi il centro del suo interesse… andava e veniva dalla Polonia dove la sua dedizione e la stretta collaborazione con Tadeus Kantor diede vita a centinaia di ottime immagini in b/n (http://romanomartinis.com/fotografie/teatro/la-classe-morta/). Era sempre in movimento, teatro underground, Africa, Afghanistan, Sudamerica… Era piacevole e faticoso insieme seguire i suoi ragionamenti, parlava un mix di italiano e dialetto carnico e il suo cantilenare rendeva davvero incomprensibili i suoi discorsi. Molto meglio ammirare le sue foto, che infatti “parlavano da sole”.
Dopo la chiusura dell’agenzia Nadar restammo in contatto a lungo, poi i nostri due caratteri, diametralmente opposti, e alcune incomprensioni fecero si che ci evitassimo accuratamente. Peccato. Poi c’era Carlo Tagliabue, che iniziava una carriera di recensore di film. Proprio in quei giorni Marco Ferreri girava a Cinecittà gli interni di Ciao Maschio, e gli chiesi se poteva concedere un’intervista ad un giovane futuro critico. Marco, che lasciava interviste di rado (si fidava solo di Umberto Eco) acconsentì e quindi eccoci al teatro 5 a intervistare Ferreri. Fu breve ma intensa l’intervista e appena terminata Ferreri mi chiese: “Agonia” (mi aveva soprannominato così all’isola di Cavallo durante le riprese del film “La cagna” a causa di un febbrone) “Cosa combini? Come stai a soldi?” Ovviamente la mia risposta non poteva che essere “Insomma, potrebbe andare meglio” al che Marco mi propose una parte, due giorni di lavoro nel film. Alle mie rimostranze circa la mia innata avversione alla recitazione mi propose una cosa facile facile “Farai il guardiano cieco del museo delle cere” detto fatto, il giorno dopo ero sul set, capelli argentati, occhiali neri e bastone da cieco. Marco, che da sempre in ogni film aiutava rifugiati cileni dandogli ruoli secondari, e artisti spiantati inserendo nell’arredamento di scena le loro opere d’arte, mi fece pagare profumatamente, ben duemilionidilire… per due giorni di “lavoro”. E ovviamente appaio con nome e cognome nei titoli del film, anche se Ferreri non montò neppure una singola inquadratura della mia “sublime” interpretazione.

5 pensieri riguardo “L’agenzia Nadar

    1. Beh, credo proprio che l’avesse fatto per farmi “guadagnare” dei soldi, infatti non appaio mai nel film, ma solo nei titoli di coda. Era attaccato ai soldi e generoso, una contraddizione vivente.

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  1. Dice Marco che il film doveva girarlo Ennio Flaiano che aveva scritto la sceneggiatura. Poi Flaiano si è ammalato e l’ha girato Ferreri. Ciao

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