Venghino signori, venghino! È arrivato Trufur Trufus

Dopo l’esperienza della Notte dei Serpenti arrivò il “vero” primo film. Il regista, Renzo Marignano, un signore di aspetto elegante, un gentleman all’inglese, un tantino pedante forse, un uomo che, sono sicuro, avrebbe potuto tenere una conversazione di parecchie ore sull’argomento biscotto, non un biscotto in particolare, su un biscotto, uno qualunque.. Attore in decine e decine di film, poi aiuto regista e persino direttore di produzione. Chissà cosa gli suggerì, sul finire del 1969, di scrivere questa sceneggiatura, Trufur Trufus che già dal titolo dà l’idea di un soggetto alquanto strampalato. Ricordo tutte le difficoltà nel girare a casa sua e nelle case di suoi amici, tutti ignari delle conseguenze di avere una troupe in casa. la Camera, una Cameflex, una camera storica…da museo, ma in 35mm. Si perché giravamo in  35mm, ma che 35mm. Andai io stesso a ritirare la pellicola negli studi cinematografici De Laurentiis sulla Pontina, scatole e scatole di spezzoni avanzati da qualche precedente produzione, i maligni dicevano fossero resti del Ben Hur. L’operatore sempre a  caricare e scaricare gli chassis con gli spezzoni adatti alla lunghezza delle scene da girare. Spezzoni anche di soli 5 mt… La troupe, questa si, tutta di professionisti, a parte io, che ero “volontario”, quindi senza remunerazione. Il reparto macchinisti /elettricisti, tra cui uno della “dinastia” Diamanti, preparava ogni giorno la pasta all’amatriciana, ma con il bacon (non si trovava guanciale al Fleming in quegli anni, troppo plebeo) e questo era il vero momento felice della giornata. Comunque, bacon o pancetta, la pasta era ottima. Io e Stefano (Bolzoni, per la precisione) facevamo tutto, produzione, foto, fonica (colonna guida con un Nagra a molla) arredamento e ricerca comparse. A volte ricerca comprimari involontari, come quando ci mandarono con una federa a cercare un gatto. Serviva in una scena. Ovviamente uscimmo a cercare il gatto, poi un po’ qui una partita a flipper, un po’ li due chiacchiere al bar… di gatti nulla. In compenso vicino casa della Ceciona trovammo una donnola, che ovviamente non andò in scena, bensì fu “temporaneamente appoggiata” nella vasca da bagno di casa mia (da cui peraltro fuggi appena uscii di casa). Per tornare sul set, senza gatto ma “credibili”, ci massacrammo le mani in un cespuglio di rovi… i gatti graffiano, si sa. “Rosso, oh Rosso, ce l’hai la metredina?” e “coturnici stufate, non le posso sofferire” sono le uniche battute del film che non ho mai dimenticato, chissà perché.

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