Da Flaiano a Ferreri, passando per Lavezzi.

Con Franco Vitale, due modelle e l’aereo residuato.

Avevamo costruito un finto bunker a bordo della pista (vera) di atterraggio e questa costruzione era la “casa” di Giorgio (Marcello Mastroianni), l’artista di mezz’età che viveva sull’isola con il suo cane Melampo, pescando e disegnando fumetti, finché un giorno sull’isoletta deserta arriva Catherine Deneuve, cioè Liza… e con lei tutta una troupe cinematografica, cioè noi. Nulla sarebbe stato più come prima. Marco Ferreri mi aveva soprannominato “agonia”, a causa di un febbrone che mi presi proprio il primo giorno di lavorazione, i francesi, invece, avevano preso a chiamarmi catastrofe, per l’esattezza “catastrofe deux chevaux”. Avevo comprato per quattro soldi la 2 cv, sì, la Citroen, da un vecchio pescatore di Bonifacio. Era piena di ami arrugginiti, di lenze, lische e cicche. Puzzava di pesce e di Gitanes, la portammo a Cavallo con il mezzo da sbarco residuato bellico che era servito, e ancora serviva, per trasportare sull’isola ogni tipo di ingombrante e per riportare in Corsica i rifiuti dell’isola. Fu un acquisto obbligato, sull’isola avevamo già una Land Rover diesel, anch’essa residuato di chissà quale guerra, ma era del tutto insufficiente per trasportare troupe e attori dal set al campo, e dal campo al set. Vivevamo tutti in una serie di costruzioni basse, molto carine e confortevoli, distribuite su un lato dell’isola, vicino al punto d’accoglienza, Chez Les Pecheurs, dove andavamo tutti a colazione, pranzo e cena. Salvo chi preferisse cenare da Mai Lin Pan, divina cucina vietnamita, e, secondo voci confermate, la migliore cuoca orientale di Parigi. All’altro punto di ristoro, riservato alla mano d’opera algerina, facevano un eccellente cous cous. Che Ferreri adorava. A Les Pecheurs conobbi Chantal, Chantal Rabanit, una magnifica ragazza de l’Ile de Re’ che era arrivata lì con suo marito, appunto Rabanit, che aveva l’incarico di realizzare alcune pitture ispirandosi all’isola. Chantal era stupenda, esagerata, esuberante e a volte, quando era su di giri a causa dello Champagne che scorreva a fiumi, ballava sui tavoli imbanditi, tra piatti, posate e bottiglie. La fotografai sul fondo di un muro in pietra, a bordo mare, vestita di collane di conchiglie… una serie di ottime foto. Ferreri volle vederle e ne fu entusiasta, anche se borbottò “più sono belle e più…” Chantal era davvero bella. Da perderci la testa, e io, onestamente, ce la persi. Sull’isola oltre alla pista di atterraggio c’era anche un aereo, un bimotore, pilotato da un ex pilota militare francese, e devo a lui, che spesso accompagnavo all’aereo con la 2 cv, il soprannome “catastrofe”. Si, lui, pilota acrobatico, aveva paura, anzi, terrore, della mia guida spericolata sui sentieri pietrosi tra l’aeroporto e Les Pecheurs. Ma non aveva alternative, salvo andare a piedi, ma le valigie, si sa, pesano. Si vendicò il giorno che toccò a lui portarmi in Corsica. Fece un decollo arrischiato, a filo delle rocce che chiudevano la pista, poi passò in rovesciata sull’isola, mentre tutta la troupe rideva alle mie spalle, proseguì rovesciato e sfiorando le onde del mare, per poi riprendere quota in vista della costa. Ebbi paura, ma non la dimostrai, per tigna, per non dargli soddisfazione. Si incazzò parecchio.

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