Cavoli e aringhe, senza stampelle

Arriva sempre il momento in cui tutti gli orpelli, tutte le stampelle, tutte le mistificazioni vengono viste per quello che sono: inutili, anzi, pericolosi inciampi. In quel preciso momento si inizia a togliere, eliminare, affinare. Fino ad arrivare all’essenza delle cose, all’elemento base da cui tutto deriva, potrebbe derivare. In fotografia l’essenziale è la percezione … Continua a leggere Cavoli e aringhe, senza stampelle

Eravamo a Comacchio, era il 6 maggio 1976 e c’era poco da ridere

Avevo accettato anche questa volta di fare il fotonico, ma non per soldi, sia chiaro. Mi incuriosiva conoscere l’autore di Balsamus, l’uomo di Satana, e non avevo mai partecipato ad una produzione  horror, così, quando Gianni Minervini mi propose di partecipare alle riprese di La casa dalle finestre che ridono, accettai senza riserve, E feci … Continua a leggere Eravamo a Comacchio, era il 6 maggio 1976 e c’era poco da ridere

Una rosetta fotografica

L’amicizia con i Cavicchioli fu longeva, una di quelle rare costanti in un’esistenza altrimenti votata alla deriva. Sì, dopo la partenza di Divo, un’anima inquieta tornata in Columbia a inseguire graziose mulatte e esotiche chimere purché lontane dalla polvere dei set e dal vacuo scintillio del cinema, nello studio avevo stretto un legame bizzarro ma … Continua a leggere Una rosetta fotografica

Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino

Avevo solo dodici anni la prima volta che presi “in prestito” una macchina fotografica. Ah, già, la fotografia... Un’arte leggera, un pretesto come un altro per guardare il mondo con una certa qual distratta attenzione. Diceva Robert Capa, con quella sua aria da guascone impudente, che se la foto non è buona, c’è un solo … Continua a leggere Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino