Storie

Professoroni

Era il 1969, mamma aveva quarantasei anni quando papà morì. Otto anni era durata la sua malattia, otto lunghi terribili anni. Iniziò con una sensazione di avere una piccola “cosa” dura e mobile sotto pelle, sotto i fasci muscolari all’altezza dell’ombellico. Ricordo quando papà lo disse a mamma, a bassa voce, bisbigliando appena, per non … Continua a leggere Professoroni

La kapparbonara

La cipolla o l’aglio nella Amatriciana e magari pure la pancetta al posto del guanciale e pretendi pure di saper cucinare? Ed ecco, partono gli insulti, l’anatema, la presa in giro pesante, insopportabile. Come se le ricette fossero delle verità rivelate, immobili nei secoli, immutabili, e non frutto di casuali intuizioni, di contaminazioni etniche, di … Continua a leggere La kapparbonara

Untorini, untorelli

A quei tempi, sapete, l’epoca andava di fretta ma noi al Circeo ci muovevamo con la lentezza oziosa delle vacanze. Io, in particolare, avevo un Velosolex nero, una fedele cavalcatura per le pianure. Lungomare, Lacona, Torre Paola, Baia d’Argento, Torre Olevola: questa era la mia geografia preferita, un orizzonte piatto che non conosceva l’onta della … Continua a leggere Untorini, untorelli

Totani & Gasolio

L’isola del Giglio, un paradiso, almeno fino a poche decine di anni fa. Ci passavamo ogni estate, una sosta più o meno breve durante le nostre crociere in giro per l’arcipelago toscano, con la mitica Soffio, uno one off di Bertorello, una barchetta nervosa nata per le regate IOR, un sesta classe un po’ estremo. … Continua a leggere Totani & Gasolio

Un calice, un ultimo calice

Le due ragazze mi stavano aspettando già da ore, ma io riuscii ad arrivare solo dopo le ventitré, e loro avevano già finito da tempo di mangiare, restava nei loro calici un fondo di rosso. Non si erano annoiate in ogni caso, il posto era accogliente, il cibo ottimo, i vini davvero super e il … Continua a leggere Un calice, un ultimo calice

Un pieno di punti

Filiberto era un gaudente, un bon vivant, un simpatico affabulatore. Gli piaceva il buon vino, il cibo e le donne, già, le donne. Ricordo nel tempo di aver conosciuto almeno due o tre “fidanzate” ufficiali, una, quella davvero importante, era una certa Mia, la classica nordeuropea, bionda, occhi azzurri, pelle chiarissima. Una bellissima ragazza svedese. … Continua a leggere Un pieno di punti

Serpenti, quasi parenti

foto Picuki Sì, sono nato con il cordone ombelicale stretto intorno al collo, mentre con una mano tentavo di togliermelo. Non fu un parto facile, quante volte me l’ha raccontato mamma, insistendo sull’aspetto simbolico della faccenda. Poi a due anni, operazione alle tonsille, a Montevideo. Sbagliano l’anestesia e quasi ci resto secco. Quante volte sono … Continua a leggere Serpenti, quasi parenti

Una strada per nemico

Eravamo in sei su quei prati, io, il cane nero, Parodi e... Era mattina, presto, dovevo arrivare al liceo ed ero in ritardo, come sempre, stavo scendendo via Cortina d’Ampezzo con il cinquantino Garelli, il mio amato piccolo bolide, i libri fissati sul portabagagli con l’elasticone. All’ultima curva prima del rettilineo che finisce su Sgaravatti, … Continua a leggere Una strada per nemico

Questione di orari

Via Castelfranco Veneto, l’ora incerta tra le otto e qualcosa, un vago sentore di mattino. La incrociavo sempre prima dell’angolo con via Melegari, un’apparizione composta, lo sguardo perso in chissà quali meandri della sua algida esistenza. La giacchetta rossa del Saint Georges le fasciava la figura con una precisione sartoriale che non lasciava spazio all’immaginazione. … Continua a leggere Questione di orari

Un amico, vero!

Era partito con l’intenzione di frequentare in Scozia un corso per mastro d’ascia e un paio di anni dopo ne tornò con un Morgan Giles d’epoca, ovviamente in legno e con le vele rosse. Traversò la Manica, da solo, e arrivato in Francia prese la via dei canali. Voleva arrivare in Mediterraneo approfittando delle vie … Continua a leggere Un amico, vero!