Storie

Odio i cani. Proprio non li sopporto

Cesira Sì, odio i cani. Si può dire? È politically correct? Quando sono nato, era il 1948, mamma aveva un bellissimo cane, Buck, una specie di macchina da guerra, oggi si direbbe un pit bull, anche se non somigliantissimo. Il cane prese a essere troppo interessato a me, tra il curioso, l’aggressivo e il protettivo. … Continua a leggere Odio i cani. Proprio non li sopporto

Un accanito, indomabile, visionario

Ancora una Leica... Conoscete  il signore in questa foto? Guardatelo bene. Si, è un fotografo, si vede da come indossa le fotocamere e, da come fuma, dall’eterna sigaretta tra le dita indice e medio della mano sinistra, si vede che è accanito. Si, è proprio lui, Sandro Becchetti, ma definirlo fotografo, solo un fotografo, é … Continua a leggere Un accanito, indomabile, visionario

Poeti di piombo,Ranxerox,la crisi

Eravamo a metà degli anni Settanta, un'epoca in cui l'Italia sembrava indossare un impermeabile di piombo, appesantita da crisi petrolifere e da un'austerity che serrava le tasche e gli animi. Non erano anni leggeri, ecco. Io e Daniela, poi, subivamo una crisi ulteriore, quella del cambio di rotta esistenziale. Avevo da tempo abbandonato le luci … Continua a leggere Poeti di piombo,Ranxerox,la crisi

Le terribili occhiate di Ferreri, le ricciole e Johnny

Tre ricciole nel buio. Avete presente il Paradiso? Ecco, l’arcipelago di Lavezzi, incastonato tra le sfumature turchesi del mare e i toni pastello delle rocce, poteva illudere di esserlo. Invece, per i 685 sfortunati imbarcati sulla Semillante, potente vascello da guerra francese, si rivelò un autentico inferno. Il 15 febbraio 1855, spinta da una tempesta … Continua a leggere Le terribili occhiate di Ferreri, le ricciole e Johnny

Avanti e indietro, non così avanti, ma parecchio indietro

São Paulo, rua Silvia 418, inverno 1954 Avevo imparato da un ballerino di mamma, del “Balet do IV Centenario”, Raoul si chiamava, a fare gli aquiloni. Carta velina colorata, strisce di canna, filo di cotone. Non serviva altro per far volare i sogni lassù, in alto, sempre più in alto. Spesso i sogni terminavano bruscamente quando … Continua a leggere Avanti e indietro, non così avanti, ma parecchio indietro

Travolti da mostruose, irrisolte, passioni

Ah, i pomodori. Quelli veri, intendiamoci, non di certo le pallide imitazioni olandesi, ma le creature solari, un po' sbilenche, con quella loro livrea scarlatta striata di verde, un vago sentore di terra e un’acidità che ti stuzzica la lingua. Ci avrei costruito un’esistenza intera, un regime alimentare monocolore, e vi confesso, senza tema di … Continua a leggere Travolti da mostruose, irrisolte, passioni

Era il 38 luglio, un anno prima era scoppiata Reggio

Un take d'agenzia, luglio 1970 Ah, l'estate, quella breve parentesi tra un lavoro e l'altro, un brodo di niente in cui a volte galleggia qualche imprevisto saporito. Luglio, dicevamo? Un mese come tanti, un sole che picchiava sulla carrozzeria della 125 di Vladi, un'auto potente e generosa, come spesso sono le cose prestate, che ci … Continua a leggere Era il 38 luglio, un anno prima era scoppiata Reggio

Millenovantacinque giorni di sughero. Case history semidrammatica

La prima multisoggetto Nice. Era la seconda metà degli anni ’90, un giorno arriva in studio questo ragazzone con un orologetto in mano “vorrei fare delle foto a questo orologio, e magari anche un depliantino...” Osservai bene l’oggetto, era davvero grazioso, avrebbe meritato ben più di un pieghevole. Come infatti accadde. Il ragazzo che l’aveva … Continua a leggere Millenovantacinque giorni di sughero. Case history semidrammatica

Sorprendenti visite a sorpresa

Ah, la vita, una commedia involontaria, sempre lì a sorprenderti con un’improvvisazione. Lo zio di mia moglie Paola, uomo di pianura e di essenziali verità, sentenziava: “La tevla la vol granda”. E come dargli torto? Una tavolata festosa, amici che se la godono, risate e il tintinnio delle posate è un unguento per l’anima, capace … Continua a leggere Sorprendenti visite a sorpresa

Da Flaiano a Ferreri, passando per Lavezzi

Con Franco Vitale, due modelle e l'aereo residuato. Arrivai a Cavallò che era notte. L’isola mi accolse come si accoglie il cadavere putrido di un soldato della Semeillante. Unica differenza, ma non da poco: non ero reduce da un naufragio, ma solo pesantemente febbricitante. Conoscevo già quell'isola, appena un puntino nell’azzurro indifferente del mare e … Continua a leggere Da Flaiano a Ferreri, passando per Lavezzi