São Paulo, rua Silvia 418, inverno 1954 Avevo imparato da un ballerino di mamma, del “Balet do IV Centenario”, Raoul si chiamava, a fare gli aquiloni. Carta velina colorata, strisce di canna, filo di cotone. Non serviva altro per far volare i sogni lassù, in alto, sempre più in alto. Spesso i sogni terminavano bruscamente quando … Continua a leggere Avanti e indietro, non così avanti, ma parecchio indietro
Categoria: Senza categoria
Travolti da mostruose, irrisolte, passioni
Ah, i pomodori. Quelli veri, intendiamoci, non di certo le pallide imitazioni olandesi, ma le creature solari, un po' sbilenche, con quella loro livrea scarlatta striata di verde, un vago sentore di terra e un’acidità che ti stuzzica la lingua. Ci avrei costruito un’esistenza intera, un regime alimentare monocolore, e vi confesso, senza tema di … Continua a leggere Travolti da mostruose, irrisolte, passioni
Era il 38 luglio, un anno prima era scoppiata Reggio
Un take d'agenzia, luglio 1970 Ah, l'estate, quella breve parentesi tra un lavoro e l'altro, un brodo di niente in cui a volte galleggia qualche imprevisto saporito. Luglio, dicevamo? Un mese come tanti, un sole che picchiava sulla carrozzeria della 125 di Vladi, un'auto potente e generosa, come spesso sono le cose prestate, che ci … Continua a leggere Era il 38 luglio, un anno prima era scoppiata Reggio
Da Flaiano a Ferreri, passando per Lavezzi
Con Franco Vitale, due modelle e l'aereo residuato. Arrivai a Cavallò che era notte. L’isola mi accolse come si accoglie il cadavere putrido di un soldato della Semeillante. Unica differenza, ma non da poco: non ero reduce da un naufragio, ma solo pesantemente febbricitante. Conoscevo già quell'isola, appena un puntino nell’azzurro indifferente del mare e … Continua a leggere Da Flaiano a Ferreri, passando per Lavezzi
Brazil, ta ta ttata tataaa…
La mia caderneta escolar de identidade, Colegio Pais Leme. Sao Paulo, 1956 Accadde tutto in Brasile, terra di magie, colori e cachaça. Erano gli anni ‘50, dovevo avere cinque o sei anni ma già mi dedicavo con passione crescente alla caipiriñha. Tutto iniziò a Ubatuba, Praia Vermelha, dove avevamo affittato per l'estate una fazenda da un … Continua a leggere Brazil, ta ta ttata tataaa…
Cavoli e aringhe, senza stampelle
Arriva sempre il momento in cui tutti gli orpelli, tutte le stampelle, tutte le mistificazioni vengono viste per quello che sono: inutili, anzi, pericolosi inciampi. In quel preciso momento si inizia a togliere, eliminare, affinare. Fino ad arrivare all’essenza delle cose, all’elemento base da cui tutto deriva, potrebbe derivare. In fotografia l’essenziale è la percezione … Continua a leggere Cavoli e aringhe, senza stampelle
Eravamo a Comacchio, era il 6 maggio 1976 e c’era poco da ridere
Avevo accettato anche questa volta di fare il fotonico, ma non per soldi, sia chiaro. Mi incuriosiva conoscere l’autore di Balsamus, l’uomo di Satana, e non avevo mai partecipato ad una produzione horror, così, quando Gianni Minervini mi propose di partecipare alle riprese di La casa dalle finestre che ridono, accettai senza riserve, E feci … Continua a leggere Eravamo a Comacchio, era il 6 maggio 1976 e c’era poco da ridere
Una rosetta fotografica
L’amicizia con i Cavicchioli fu longeva, una di quelle rare costanti in un’esistenza altrimenti votata alla deriva. Sì, dopo la partenza di Divo, un’anima inquieta tornata in Columbia a inseguire chimere esotiche lontane dalla polvere dei set e dal vacuo scintillio del cinema, nello studio avevo stretto un legame bizzarro ma sorprendentemente solido con il … Continua a leggere Una rosetta fotografica
Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino
Avevo solo dodici anni la prima volta che presi “in prestito” una macchina fotografica. Ah, già, la fotografia... Un’arte leggera, un pretesto come un altro per guardare il mondo con una certa qual distratta attenzione. Diceva Robert Capa, con quella sua aria da guascone ungherese, che se la foto non è buona, c’è un solo … Continua a leggere Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino